Il santo del giorno · 13 agosto
Santi Ponziano, papa, e Ippolito, presbitero, martiri
Memoria facoltativagiovedì, 19ª settimana del Tempo Ordinario
Colore liturgico : Verde
San Ponziano, papa, e Sant'Ippolito, presbitero, sono ricordati insieme come martiri nella Chiesa, offrendo una testimonianza di riconciliazione e fedeltà nella persecuzione. Ponziano fu vescovo di Roma nel III secolo, in un tempo in cui l'impero romano perseguitava ancora i cristiani. Fu deportato in Sardegna, nell'esilio forzato che spesso significava morte certa per le terribili condizioni delle miniere. Ippolito, inizialmente in disaccordo con il papa e considerato come il primo antipapa, fu anch'egli esiliato a causa delle persecuzioni. Nella durezza dell'esilio, però, i due si riconciliarono nella fede e nell'umiltà, divenendo testimoni di unità nella Chiesa. Morirono probabilmente come martiri, anche se i dettagli esatti sulle circostanze della morte restano parzialmente avvolti nella leggenda e nella mancanza di fonti contemporanee. La loro memoria è venerata come esempio di conversione, amore per la verità e sacrificio supremo per Cristo. La Chiesa li celebra come simbolo di riconciliazione, ricordando che, anche nelle divisioni più profonde, l'amore di Cristo può ricostruire la comunione e la pace.
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La giornata liturgica
Letture della Messa
« Sotto i loro occhi, parti in pieno giorno, come un esiliato » — Ez 12, 1-12
Mi fu rivolta la parola del Signore:
« Figlio dell’uomo,
tu abiti in mezzo a una razza ribelle;
hanno occhi per vedere, ma non vedono;
hanno orecchie per ascoltare, ma non ascoltano,
perché sono una razza ribelle.
Tu, figlio dell’uomo,
preparati una sacca da esiliato;
sotto i loro occhi, parti in pieno giorno, come un esiliato;
sotto i loro occhi, esci dalla tua casa verso un altro luogo;
forse si accorgeranno
che sono una razza ribelle.
Tu porterai fuori la tua sacca, come una sacca da esiliato,
in pieno giorno, sotto i loro occhi.
Tu stesso uscirai la sera, sotto i loro occhi,
come fanno gli esiliati.
Sotto i loro occhi, farai un buco nel muro,
e uscirai da lì.
Sotto i loro occhi, caricherai la tua sacca sulla spalla,
e la porterai fuori nell’oscurità;
ti coprirai il volto e non vedrai più il paese:
ho fatto di te un segno per la casa d’Israele.»
Io feci come mi era stato ordinato:
in pieno giorno, portai fuori la mia sacca, come una sacca da esiliato;
poi la sera, feci un buco nel muro, con la mano;
portai fuori la mia sacca nell’oscurità,
e sotto i loro occhi la caricai sulla mia spalla.
Al mattino, mi fu rivolta la parola del Signore:
« Figlio dell’uomo,
la casa d’Israele, questa razza ribelle, ti ha chiesto:
“Che cosa fai?”
Rispondi: “Così dice il Signore Dio:
Questo oracolo riguarda il principe che è a Gerusalemme
e tutta la casa d’Israele che si trova là.”
Dirai: “Io sono per voi un segno.
Ciò che ho fatto è proprio ciò che sarà fatto a loro:
essi andranno in esilio, in cattività;
il principe che è in mezzo a loro
caricherà la sacca sulla sua spalla,
egli uscirà nell’oscurità;
si farà un buco nel muro per uscire;
egli coprirà il volto,
così che non vedrà più il paese con i suoi occhi.” »
– Parola del Signore.
Ps 77 (78), 56-57, 58-59, 61-62
I nostri padri hanno tentato Dio l’Altissimo,
rifiutavano di osservare le sue leggi;
deviavano come i loro padri, si allontanavano,
tradivano come un arco infedele.
I loro altari lo irritavano,
i loro idoli suscitavano la sua gelosia.
Dio ascoltò, si adirò,
escluse del tutto Israele.
Lasciò che fosse presa la sua gloria,
e la sua potenza in mano a nemici.
Consegnò il suo popolo alla spada,
contro la sua eredità si scatenò.
« Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette » — Mt 18, 21 – 19, 1
In quel tempo,
Pietro si avvicinò a Gesù e gli chiese:
« Signore, se mio fratello commette delle colpe contro di me,
quante volte dovrò perdonargli?
Fino a sette volte?»
Gesù gli rispose:
« Non ti dico fino a sette volte,
ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile
a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.
Aveva appena iniziato,
quando gli fu presentato uno
che gli doveva diecimila talenti
(ossia sessanta milioni di monete d’argento).
Poiché costui non aveva di che restituire,
il padrone ordinò che fosse venduto,
lui, la moglie, i figli e tutti i suoi beni,
a saldo del debito.
Allora quel servo, gettatosi a terra ai suoi piedi,
lo supplicava dicendo:
“Abbi pazienza con me,
ti restituirò tutto.”
Il padrone ebbe compassione di quel servo,
lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Ma, uscendo, quel servo trovò uno dei suoi compagni
che gli doveva cento monete d’argento.
Lo afferrò e lo soffocava, dicendo:
“Restituisci quello che devi!”
Allora il suo compagno, gettandosi ai suoi piedi, lo supplicava:
“Abbi pazienza con me,
ti restituirò.”
Ma egli non volle e lo fece gettare in prigione
fino a che avesse pagato il debito.
I suoi compagni, vedendo l’accaduto,
furono molto rattristati
e andarono a riferire al loro padrone
tutto l’accaduto.
Allora il padrone lo fece chiamare e gli disse:
“Servo malvagio!
ti ho condonato tutto quel debito
perché mi hai supplicato.
Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno,
come io ho avuto pietà di te?”
E, sdegnato, il padrone lo consegnò agli aguzzini
fino a che avesse restituito tutto quello che doveva.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi,
se ciascuno di voi non perdonerà di cuore al proprio fratello.»
Quando Gesù ebbe finito questi discorsi,
lasciò la Galilea
e andò nel territorio della Giudea,
al di là del Giordano.
– Acclamiamo la Parola di Dio.
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